Questa è una bella storia che ho appena vissuto e di cui vorrei far partecipe chiunque abbia due minuti di tempo e la voglia di leggermi. Io ho una scuola di volo in Toscana e ricevo spesso tantissime telefonate di lavoro. Ma quella mattina di giugno ne ho ricevuta una molto speciale, con una particolare richiesta. Un mio caro amico ed ex allievo aveva bisogno di un favore, un grosso favore, e non sapeva a quale santo raccomandarsi. In pratica la sua ragazza era amica di un ragazzo norvegese, «Sebastian»: uno splendido ragazzo di 25 anni con una intelligenza fuori del comune e una voglia di vivere incredibile, accomunata da un entusiasmo ed una simpatia straripante. Sebastian ha solo un piccolo problema: gli mancano le braccia e le gambe.

Ketty, la ragazza di Giulio, mi ha detto che era gran desiderio di Sebastian poter volare almeno una volta nella vita e aveva invano cercato qualcuno disposto a spendere un po' di tempo per realizzare il sogno del suo amico. Ho voluto conoscere questo ragazzo di persona ed un giorno me lo hanno portato a casa. Ero imbarazzato all'inizio, non sapevo né cosa fare né cosa dire. Poi lui, con la sua intelligenza e la sua serenità assoluta, mi ha messo a mio agio e mi ha permesso di comunicare con la sua stessa tranquillità. Una persona veramente incredibile.

A quel punto il suo desiderio è diventato il mio ed insieme, tutti insieme, abbiamo cercato un modo per realizzare il suo sogno. Il problema era inizialmente che fuoriuscisse dalla selletta, in quanto i cosciali non avevano alcun punto di appiglio mancando completamente le gambe. Allora abbiamo utilizzato una selletta con un particolare tipo di chiusura a soli due punti ventrali e abbiamo chiuso con delle fettucce tutta la parte inferiore creando una specie di sacco. Poi la specifica selletta era dotata di una fascia in vita che teneva il passeggero ben inserito e senza la possibilità di spostarsi in avanti. Pensavamo a quel punto di essere riusciti a creare una selletta ideale e personalizzata per Sebastian, ma ci sbagliavamo di grosso. Il problema più grosso non lo avevamo proprio visto. Infatti quando ci siamo attaccati al simulatore di volo con gli sdoppi del biposto ci siamo accorti che, non avendo il peso delle gambe, la selletta tendeva a ruotare all'indietro, essendo tutto il baricentro del corpo spostato verso la testa. Allora abbiamo provveduto a mettere dei «venti» che tenessero la selletta più diritta possibile ed abbiamo aspettato una buona giornata per terminare l'opera.

Ci siamo mossi in 10. In 10 con un unico scopo… far volare Sebastian. Tutti in decollo a S. Giuliano (Pisa). Due ragazzi, partiti con le rispettive vele per andare a saggiare l'aerologia, sono passati col pollice alzato sul decollo indicandoci che la giornata era ottimale per quello che dovevamo fare, poi sono andati subito nell'atterraggio sottostante per farsi trovare nel punto preciso dove avrei toccato il suolo e darmi così una mano a garantire un contatto ultra soft per l'amico Sebastian.

C'era poco vento in decollo, appena sufficiente per alzare il biposto alla «francese», e poi via di corsa con Sebastian attaccato di peso ed i ragazzi disposti in fila che mi aiutavano nella corsa spingendomi a turno. Decollo perfetto, uno stacco deciso e siamo in aria. Sebastian è come impazzito. Dice parole e frasi di gioia assoluta e a me… viene il nodo alla gola. Ne valeva la pena… cavolo se ne valeva la pena. Mi dice che quello è il momento più bello della sua vita, ed io, noto per la mia grazia da «cinghiale», mi sciolgo come un gelato al sole. Lo tengo su più che posso sfruttando al massimo le misere condizioni della giornata, ma lo tengo su, con la piccozza ma lo tengo su. Dopo una mezzora circa mi dirigo in atterraggio dove mi aspettano tutti e atterro in mezzo ad un mucchio di ragazzi che si fanno in 4 per afferrare Sebastian e posarlo dolcemente al suolo.

Che emozione ragazzi. Che bella cosa. Noi tutti pensavamo stupidamente di fare un favore a Sebastian ed invece è lui che lo ha fatto a noi. Facendoci sentire bene. Così bene come non ci eravamo mai sentiti da tempo ed orgogliosi di aver fatto qualcosa di buono. Sebastian, letteralmente fuori dalla felicità, voleva abbracciarci tutti, ma non poteva, non aveva niente per farlo. Allora con la testa si appoggiava a noi in segno di gratitudine. Che botta ragazzi. Il cuore stava scoppiando a tutti noi ed ognuno ingenuamente cercava di nascondere gli occhi lucidi cercando inutilmente di darsi tono.

Abbiamo finito questa splendida giornata con una cena a base di bistecche e pizze dove il capotavola e festeggiato era Sebastian. Approfitto di queste righe per ringraziare i «magnifici 10» che mi hanno aiutato col cuore e con tutta la disponibilità di cui erano capaci, sacrificando la loro giornata libera ed il loro volo. Anche se credo sinceramente che il loro impegno sia stato di gran lunga ricompensato dalla soddisfazione intima e profonda di quello che sono riusciti a fare.

La morale di questa storia è questa: quando potete non vi tirate indietro, non vi spaventate ad aiutare gli altri. L'egoismo è una brutta bestia. E non solo non conduce a nulla ma vi toglie incredibili soddisfazioni come quella che abbiamo vissuto noi. Un saluto a tutti.